La signora delle camelie

“Non ho ancora l’età in cui si inventa, quindi mi accontenterò di raccontare”

signora delle  camelieNon sempre leggere è cosa facile. Non sempre ci s’imbatte nel tipo giusto e spesso le delusioni sono cocenti. Infatti, così come avevo già raccontato nel post Gli imbecilli, stavo smaltendo i postumi di una lettura finita male. Una storia cominciata con i migliori presupposti e finita malissimo, lasciandomi un retrogusto amaro in bocca e la convinzione che da quell’autore lì, mai me lo sarei aspettato. Faber, che di questo autore aveva letto già altre cose, ha confermato in pieno le mie perplessità e poteva anche dirmelo prima, penserete voi, ma lasciamo stare.

Così mentre mi trovavo nell’edicola del mio paese, mi sono lasciata sedurre dalle nuove edizioni a 0,99 euro della Newton Compton fra le quali si può sicuramente trovare qualcosa di buono che ancora non abbiamo letto.

Nel mio caso ho pescato La signora delle camelie usando come criterio di scelta il più scemo di tutti: fra i tutti i titoli era quello con la copertina più pimpante di tutte, due belle camelie su sfondo fucsia, quasi un invito a nozze.

Pago, saluto il giornalaio più silenzioso del mondo nonché jazzofilo in pectore, e mi immergo in una lettura straordinaria corroborando la mia convinzione che ogni tanto un classico fa bene alla salute.

Penso sinceramente che i classici funzionino un po’ come un’aspirina per l’anima: non curano le cose gravi, ma per i malanni di stagione funzionano alla grande. Del resto nei momenti più intricati della mia esistenza alla fine mi sono sempre ritrovata fra le mani un testo classico che mi ha tirato un po’ su e talvolta mi ha pure fatto capire qualcosa.

È stato così per La dama di picche di Puškin che ho amato tantissimo ma che mi ha definitivamente convinto ad abbandonare gli studi di lingua e letteratura russa; il Don Chisciotte, letto, amato e riletto varie volte, una specie di testo fondamentale sul quale potrei pronunciare i più solenni giuramenti; I Lusiadi, Cent’anni di solitudine, El cantar de mio Cid, Il nome della rosa e potrei andare avanti altre due ore.

Con La signora delle camelie è stato lo stesso: avevo bisogno di chiarirmi un paio di punti sui cui stavo lavorando da tempo, e mentre leggevo la straziante storia di Marguerite ho potuto rifletterci un po’ su, tutto qua.

La storia, ne sono certa, la conoscete: se non direttamente da Alexandre Dumas, sicuramente vi è nota la versione di Verdi, ed i personaggi ormai sono figure esemplari della letteratura. Si tratta di un romanzo meraviglioso pubblicato dal giovane Dumas nel 1848 e chi non lo avesse letto lo invito vivamente a farlo. Anche se conoscete già la storia non dovete temere: la magia di Mademoiselle Scrittura vi avvolgerà come una coperta calda sotto la quale è piacevole rifugiarsi.

Vorrei lasciarvi con una domanda, che nasconde anche un mal celato tentativo di non passare alla storia come il blog meno commentato del mondo, ossia: qual è il vostro classico più amato? Quello che vi ha “cambiato la vita” e che non vi stancate mai di rileggere?

Se avete voglia e tempo vi invito a lasciarne traccia qui sotto…

Alexandre Dumas, La signora delle camelie, Newton Compton Editori, collana Live, 2013

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libri & sconfinamenti

  1. Mi è piaciuto molto!
    Sicuramente il padre lo preferisco, ma questo piccolo romanzo non mi è dispiaciuto!
    Spero passerai nel mio nuovo post!
    Un bacio.
    Luna

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  2. Bellissimo “La Signora Delle Camelie”!
    E bellissimo il tuo articolo. 😉
    Comunque il mio classico preferito rimane “Therese Raquin” di Emile Zola, non saprei dire esattamente perché, ma sono stata stordita e rapita dalla sua realtà nuda e cruda.

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