I segreti del Jazz

«Fin dalle origini, il jazz è sempre stato una musica ad alto tasso di competizione: e non solo per chi lo esegue, ma anche – sembrerà incredibile – per chi ne scrive e per chi lo ascolta. …  Il Vero Jazz, com’è noto, è un uccello mitologico che presenta singolari analogie con l’Araba Fenice descritta a suo tempo dal Metastasio: che ci sia, ciascun lo dice; dove sia, nessun lo sa. Ma il buon Pietro Trapassi non conosceva, ahilui, gli appassionati e i critici: i quali, come un sol uomo, sono fermamente convinti di sapere dove sia il Puro & Vero Jazz… » Luca Conti, editoriale di Musica Jazz, n. 752, luglio 2013)

isegretideljazzQuesta premessa mi sembrava utile per presentarvi l’ultimo libro che ho letto: infatti, se non vi interessano le chimere o le fenici, ma siete interessati ad un lavoro serio e di alto valore scientifico sul jazz vi consiglio di leggere I segreti del jazz di Stefano Zenni, un libro scritto veramente bene, capace di appassionare come e più di un romanzo. Il rigore tecnico con cui analizza la storia e le forme del jazz consentono al lettore di seguirlo senza nessuna difficoltà, appassionandolo ed istruendolo allo stesso tempo.

Del resto è così che gli insegnanti dovrebbero sempre lavorare: trasmettendo la propria passione per la loro disciplina, ammesso che ne siano ancora provvisti.

Dalle analisi proposte da Zenni si evince che il jazz non è un genere per iniziati, una sorta di Carboneria della Musica, ma esso è un prodotto dell’uomo fatto per l’uomo: ergo si possono ricercare le sue origini andando oltre i luoghi comuni e si possono studiare le sue forme senza con questo temere che si scateni l’ira degli Dei.

Uno degli aspetti che ho maggiormente apprezzato è stato proprio l’approccio per nulla reverenziale verso le vulgate più comuni sul jazz. Il professor Zenni spazza via tutti i luoghi comuni sia culturali che musicali, e soprattutto razzisti, che circondano questo genere apportando prove concrete e tantissimi esempi musicali.

Il libro infatti è accompagnato da una CD dove possiamo trovare alcuni dei brani citati nel libro, mentre gli altri (accuratamente segnalati con simboli diversi) sono reperibili on line sul sito web della casa editrice.

Certo, a volte risulta un po’ macchinoso interrompere la lettura e mettersi ad ascoltare questo o quel brano, così come non sempre uno ha la possibilità di una connessione per ascoltarsi i brani on line, ma nonostante questo la ricchezza dei brani proposti è tale da rappresentare una grande risorsa anche se recuperati in un secondo tempo.

Nello specifico ho trovato particolarmente interessante il capitolo IX (Rhapsody in blue: le forme del jazz) dedicato ad un’analisi rigorosa delle forme del jazz che prosegue il lavoro di Marcello Piras il quale, come ho appreso con gioia,  “ha… permesso la fioritura in Italia di una scuola musicologica che ha come specifico oggetto di studio le forme, e che ci pone all’avanguardia di qualsiasi altro paese” (p. 176).

Una volta terminato di leggere questo libro quello che resta è la voglia ancora maggiore di ascoltare jazz, di approfondire e capire meglio. Per questo penso che il professor Zenni abbia senza dubbio fatto bene il suo lavoro.

Stefano Zenni, I segreti del jazz. Una guida all’ascolto, ed. Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, 2007

Informazioni su Aspettando il caffè (Stefania)

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