Gli imbecilli

gli imbecilliNella vita spesso sono proprio gli incontri inaspettati a darci maggiore soddisfazione. Stavo leggendo un libro brutto, noioso, a cui avevo concesso ancora tre capitoli prima di cacciarlo in fondo alla pila dei romanzi che mi ero portata in vacanza. Infatti, nonostante fossi già a metà romanzo, la storia non partiva, continuava ad avvitarsi sempre sullo stesso tema senza variarlo nemmeno più di tanto quasi come una brutta canzone confezionata apposta per l’estate.

Non ne potevo più, mi sentivo a metà fra l’annoiato e lo scocciato quand’ecco, proprio quando meno me lo aspettavo, mi appare una bancarella di libri nel solito mercatino serale che si tiene in questo tratto di mare.

Scorrevo distratta i titoli perché dovevo ancora smaltire la stizza per quella lettura insulsa, inoltre ero delusa quanto basta per non voler iniziare subito a leggere un nuovo romanzo.

Finché, fra tutti il libri esposti, una stellina si illumina e un titolo mi chiama: Gli imbecilli.

E fu così Giovanni Papini, in meno di un quarto d’ora, mi risollevò l’umore.

Si tratta di un volumetto che raccoglie quattro articoli di cui due pubblicati nel 1913 (La VoceLacerba), uno nel 1949 (Il Messaggero) ed infine l’ultimo nel 1951 (Il libro nero). Tra i primi e gli ultimi passano quasi quarant’anni ma il punto di vista di Papini è sempre lo stesso: sferzante, pungente e  ironico.

La prima istanza è che, per quanto possano scocciare, gli imbecilli sono assolutamente necessari come mezzo di paragone per valutare gli uomini di genio. Fatta questa constatazione Papini parte in quarta e, ad esempio, in Franchezza con gli imbecilli elabora un semplice teorema «Voi siete imbecilli e noi intelligenti» (p. 19) a cui segue una esilarante serie di ragioni a sostegno della sua tesi a metà fra il dubbio di non essere capito (non per nulla parla a degli imbecilli!) e il desiderio di far presto, perché con gli imbecilli «averci troppo a che fare è sconsigliabile» (p. 24).

Secondo lo scrittore fiorentino gli imbecilli non solo sono tanti numericamente «Dappertutto li ritroviamo, anche dove non ci si aspetterebbe» (p. 21), ma per di più fra di essi «più che nel resto degli uomini, s’incontrano i felici e i potenti» (p. 24). Questo è dovuto al fatto che gli “strulli” (sì lo so è voce dialettale fiorentina, ma se lo scrive Papini…!)  non portano il peso del fardello del dover combattere contro se stessi che sperimentano i geni. Gli imbecilli non provano questi tormenti perché «L’anima gli dà poca noia perché quasi spenta» (p. 24).

Come se non bastasse essi hanno dalla loro anche il fatto di provare, pensare ed avere gusti del tutto in linea con la maggior parte degli uomini che sono loro simili, in una parola: imbecilli.

Voi avete sempre i pensieri, i gusti, i principi di migliaia di anni fa e noi sempre quelli di oggi e di domani… ci accusate di avere idee vecchie anche noi ma se le nostre hanno dieci o cinquant’anni quelle degli accusatori hanno dieci o cinquanta secolo… (p. 19)

Senza peli sulla lingua come era suo costume, non risparmia niente ai suoi cari imbecilli finché inaspettatamente sorge una piccola punta di invidia: sì, nonostante tutto, un uomo di genio può arrivare ad invidiare un imbecille. E perché mai?

Perché «Più intelligenza più dolore; ergo, meno intelligenza più pace e contentezza. Nessuno è più sicuro di sé soddisfatto dell’essere proprio quanto uno sciocco perfetto: dentro di lui non tragedie, non drammi, non angosce, non disperazioni» (p.24)

Sì, è così, ma un prezzo bisognerà pur pagarlo, o no?

Giovanni Papini, Gli imbecilli, Stampa Alternativa, 2000, collana Millelire

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libri & sconfinamenti

  1. lux

    Eh…..sì! Sarà sempre così! Lo hanno scritto i più grandi filosofi e scrittori nel corso dei secoli. E’ questa la cruda realtà! Mio babbo che non era né filosofo né scrittore, ma un semplice “uomo” diceva sempre : “…per essere felici bisogna essere imbecilli…”!!!! E non aveva mai letto Papini!

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  2. Pingback: La signora delle camelie | Aspettando il caffè...

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