Nel tempo di mezzo

nel tempo di mezzoChe bello tornare a casa, che bello tornare nella casa di Michele Angelo Chironi, passeggiare nel suo cortile e ritrovare la sua officina di fabbro. Nel tempo di mezzo di Marcello Fois è il secondo capitolo dedicato alle vicende della famiglia Chironi e rischia di essere il libro più bello fra quelli che sto leggendo quest’estate.

Già l’anno scorso, dopo aver letto Stirpe, il primo episodio di questa saga nuorese, non ho fatto altro che andarmene in giro a dire a tutti quanto fosse bello ed in pratica a consigliarlo a tutti: dal fornaio alla vicina di casa; tanto mi ero innamorata di quel libro che sono arrivata perfino a consigliarlo anche a chi, in realtà, non mi aveva chiesto nessun consiglio.

Pertanto ho atteso con trepidazione che uscisse il tascabile (…son tempi così, lasciamo stare) e l’ho custodito gelosamente sulla mia scrivania per potermelo gustare in santa pace al mare. E così è stato.

Sebbene si tratti di un secondo episodio, il romanzo sta in piedi da solo ed è possibile leggerlo e goderselo pur ignorando del tutto il libro che lo precede. Infatti gli eventi più importanti avvenuti nel primo capitolo vengono abilmente reintrodotti allo scopo di non perdere nessun filo del discorso, nel caso in cui non si fosse letto Stirpe. Però, permettetemi una piccola considerazione: abbiamo tanto tempo per patire, perché non concedersi il piacere di vivere questa epopea contemporanea, proposta da Fois, partendo proprio dall’inizio? Tanto, state tranquilli non vi ci vorrà molto tempo: come inizierete a leggere, sia il primo sia il secondo romanzo, non sarete più in grado di staccarvi dalla famiglia Chironi, dalle loro gioie e dalle loro disgrazie. Assieme al capostipite Michele Angelo, o con il nipote ritrovato Vincenzo, attraversiamo un epoca storica ricca di cambiamenti, dal dopoguerra ai primi anni ’70, e soprattutto con loro, che ne sono in parte artefici, assistiamo al crescere ed espandersi di Nuoro da paese a città.

Più sopra ho usato la parola epopea e non credo di averlo fatto a sproposito: non ci sono gesta eclatanti di eroi, ma una famiglia intera appesa al suo destino, una stirpe appunto, come potrebbe essere una qualsiasi delle nostre famiglie di stampo patriarcale. Infatti non sono eventi mitici quelli descritti da Fois, ma storie e drammi della vita di tutti noi, storie che abbiamo vissuto o che ci sono state raccontate; in particolare se vivete in un paese piuttosto che in una metropoli, le sentirete ancora più vicine. Non c’è nulla infatti che si somigli di più della provincia italiana, tutta, da nord a sud nessuno escluso. L’impeto epico, se non dalle gesta, è dato dalle difficoltà patite dai Chironi, le cui figure, specie quelle femminili (Mercede e Marianna) infondono nel romanzo un sapere ancestrale intriso di chiaroveggenza. Non magia, ma un rapporto quotidiano con il mondo dei morti nato dal dolore in cui sono state forgiate, proprio come mia nonna, mi vien da pensare.

Altro aspetto che contribuisce alla costruzione di questa epopea è la lingua usata da Marcello Fois: una lingua letteraria robusta, possente, che si nutre della forza generatrice della lingua sarda, ma che non ne è schiava. La lingua sarda è usata con misura, arriva dove l’italiano non può o non sa, nel lessico talvolta e soprattutto nella sintassi.

Marcello Fois, Nel tempo di mezzo, Einaudi, 2012

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Un Commento

  1. bello. mi era piaciuto. si sente la sardegna

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