Anclao en París

luna e uccello di notteQuante volte vi è capitato di sentirvi incastrati da qualche parte? Che fosse un luogo, un sentimento, un lavoro, una paura o una relazione, poco importa.

In questo vecchio tango del 1931 scritto da Enrique Cadícamo e musicato da Guillermo Desiderio Benedetti, il protagonista si sente ancorato a Parigi, lontano da Buenos Aires e senza possibilità alcuna di farvi ritorno nell’immediato.

È un pezzo struggente, carico di una malinconia feroce. Fin dal primo verso sappiamo che il nostro eroe è arrivato a Parigi a causa della sua vita da errante bohémien e,  mentre contempla dalla sua finestra la neve che scende sul boulevard, inizia a parlare con la “sua” Buenos Aires.

Si rivolge alla città esattamente come se parlasse ad un figlio lontano, dicendo a sé stesso che, di certo, adesso la città deve essere bellissima, cresciuta, diversa, e visto che a Parigi nevica, non gli è difficile immaginare una Buenos Aires in fiore.

Di fronte al crescerendo del suo dolore e della sua nostalgia, vale poco o nulla lo starsene a Parigi o in qualsiasi altro bel posto, così al ricordo non resta che affondare il suo pugnale.

Gli ultimi tre versi sono quelli più intensi: il nostro uomo sa che si trova ancorato a Parigi senza soldi né fede ed oltre a questo non esclude che presto possa presentarsi anche la morte, e allora ciao Buenos Aires, non la rivedrà mai più.

In molti hanno cantato questo celebre tango e nel momento in cui mi accingo a scrivere queste righe ancora non riesco a decidere quale versione preferisco tra la “classica” di Gardel che “cada día canta mejor” (ogni giorno canta meglio), oppure una versione più recente di Adriana Varela, che ha il pregio di avere una voce molto particolare, assolutamente adatta per il tango.

Cliccando su nomi potete ascoltarle e giudicarle direttamente voi…. Carlos Gardel o Adriana Varela?

Anclao en París testo della canzone con traduzione italiana a fronte.

Informazioni su Aspettando il caffè (Stefania)

libri & sconfinamenti

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