L’anno della morte di Ricardo Reis

La primavera prima o poi deve venire, ha tardato ma forse serve.

saramago_l'anno della morte di ricardo reisLa frase è di José Saramago (1922-2010), il libro è L’anno della morte di Ricardo Reis, un romanzo dove si immagina che uno degli eteronomi di Pessoa (Ricardo Reis), dopo la morte del poeta, ritorni in Portogallo e vi trascorra qualche mese prima di morire anche lui.

Ricardo Reis, che da tempo viveva in Brasile (come Pessoa stesso ci informa), ritorna nel suo paese e assiste agli eventi storici di quell’anno. Infatti, come giustamente segnala Luciana Stegagno Picchio, è il 1936 il protagonista di questo libro: un anno terribile in cui acquistano forza e arroganza le dittature europee in Spagna, Portogallo, Germania e Italia. È l’anno che segna l’avvio della guerra civile nella vicina Spagna e di cui Ricardo Reis segue l’evolversi con una certa preoccupazione.
In più abbiamo: l’Impero Italiano, l’asse Roma Berlino l’assassinio di García Lorca ed infine sul fronte politico portoghese Salazar è sempre più tristemente il salvatore della patria, il padre buono che si prende cura dei suoi figli.

Ma questo è anche un libro lieve dove si parla di amore e di poesia, dove il fantasma di Pessoa accompagna Ricardo Reis nel suo viaggio in Portogallo e con lui ragiona delle vicende di quel momento storico. L’eteronimo Ricardo Reis è poeta di stampo oraziano, seguace di Epicuro, e a Lisbona incontra perfino la Lídia cantata nelle sue odi. Che poi Lídia sia una cameriera con un fratello disertore e rivoluzionario in Spagna, e non una soave figura classica fulgido esempio di atarassia, poco importa.

Sfilano ad uno ad uno i protagonisti di quell’anno: Salazar, Hitler, Franco, Mussolini, Vittorio Emanuele III, Churchill, Pio XII, Unamuno, José Antonio Primo de Rivera; a nessuno è risparmiato niente e soprattutto ovunque e su ognuno di loro impera l’ironia sottile e corrosiva di Saramago.

Due cose, a mio modesto avviso, ci lascia questo libro: i grandi fatti storici partono sempre da cose piccole, tante nefandezze del Novecento son partite da cose che in prima battuta parevan quisquiglie, pertanto non dobbiamo mai abbassare la guardia.

Seconda cosa importante, che permea questo libro e l’opera di Saramago tutta, è l’ironia: non dobbiamo mai sottovalutare il potere di quest’arma di fronte a coloro che si ergono a paladini e difensori del popolo. Mai trascurare il profilarsi all’orizzonte di un uomo solo che si arroga il diritto di pensare per tutti e, possibilmente, tirarlo giù dal piedistallo con ironia.

José Saramago, L’anno della morte di Ricardo Reis, trad. Rita Desti, Einaudi, Torino, 1996 (la prima edizione italiana, sempre tradotta da Rita Desti è stata pubblicata nel 1985 da Feltrinelli).

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libri & sconfinamenti

  1. lux

    L’anno della morte di Ricardo Reis secondo me è uno dei più bei romanzi del grande Saramago!
    Più che un romanzo direi che è un saggio non solo sulla terribile storia del novecento, ma anche sulla natura umana…che in fondo è sempre la stessa…come diceva il principe di Salina nel Gattopardo: “tutta cambia, perché tutto deve rimanere uguale”…. Infatti la minaccia di assolutismi e non solo la minaccia, perché in tanti paesi del mondo ci sono e nascono terribili dittature in continuazione. A
    nche nella democratica Europa il rischio è comunque sempre in agguato. Per non parlare del Bel Paese dove ci sono quelli che si arrogano ” il diritto di pensare per tutti “,.. i salvatori della patria,….. gli unti dal signore”..
    …..Comunque è anche vero che Saramago ci lascia un anelito di speranza, o almeno io lo voglio intendere così perchè: “La primavera prima o poi deve venire, ha tardato ma forse serve”….come ci ha insegnato infatti la recente storia delle primavere arabe, prima o poi il cambiamento ci deve essere, magari non dura ma almeno si può sempre provare e sperare che avvenga!

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  2. Seunanottedinvernounlettore

    Dove si parla di Pessoa… io accorro! 🙂

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