Fiabe italiane

Fiabe italiane_vol I

Durante la mia infanzia, svoltasi nella bolla di sapone degli anni ’80 e non all’epoca del tumulto de’ Ciompi come qualcuno sospetta, l’editoria per l’infanzia (con annesso marketing) non era la macchina da guerra che è adesso.

Così poteva capitare che una bimba di famiglia media, cresciuta alle porte di una città del centro Italia, supponiamo Firenze, non leggesse storie di topolini investigatori, di maialine mal disegnate o fatine travestite da soubrette, bensì le Fiabe Italiane raccolte e trascritte niente meno che da Italo Calvino.

A dire il vero, la mia libreria non era molto fornita, pur sospettando di avere avuto molti più libri dei miei compagni di scuola, le cose che potevo leggere erano: vari Topolino, classico irrinunciabile; una raccolta di fiabe dei Fratelli Grimm, che non amavo granché; e Pinocchio di cui non ho goduto a pieno a causa della scelta infelice di farcelo leggere a puntate in classe.

A disposizione: una bellissima enciclopedia, Garzanti mi pare, un’altra enciclopedia sugli Animali ed una terza enciclopedia sugli Animali del Mare. Non ho mai capito chi in famiglia avesse la passione per gli animali marini. Sia come sia, ci passavo i pomeriggi a sfogliarle, a guardare impaurita le orche oppure a leggere tutto quello che bisognava sapere per allevare i canarini. Va da sé che non ho mai allevato canarini in vita mia, né incontrato orche nel Tirreno, ma un domani non si può mai sapere.

A questa raccolta si è aggiunto qualche anno dopo un altro testo fondamentale, attenzione A FUMETTI, sulla storia di Firenze raccontata attraverso le vicissitudini del Calcio Storico Fiorentino con tanto di scene di cazzotti e risse rese con un certo realismo.

Detto questo, era abbastanza facile innamorarsi delle Fiabe di Italo Calvino, ma neppure scontato perché in un’età in cui si desidera essere uguali agli altri, le storie che leggevo io, nessuno dei miei compagni le conosceva. Eppure a me pareva un mondo bellissimo, pieno di animali parlanti, con una sua dimensione magica estremamente “plausibile”, dato che tutte queste storie provenivano dalla secolare tradizione orale di racconti davanti ai caminetti in inverno o sotto i cieli stellati in estate.

Voglio dire, animali prodigiosi, esseri umani che nascono dalla frutta, lupi, diavoli e fantasmi non erano così lontani dal nostro immaginario di bambini e dai racconti che ci facevano i vecchi in paese. Lo spavaldo Giovannino che non aveva paura di nulla, salvo che della sua ombra, poteva benissimo essere una storia inventata da mio nonno, per dire, senza dover tirare in ballo la potenza del drago o poteri astrusi di altre dimensioni. No, la magia e il prodigio erano nelle cose di tutti i giorni: una mela, del prezzemolo, un camino, una porta da non aprire, e così via.

Italo Calvino, con questa serie di fiabe raccolte in giro per l’Italia, grazie alla sua sapiente trascrizione, ci consegna un viaggio nell’immaginario della nostra penisola e contemporaneamente un viaggio indietro nel tempo nelle nostre antiche fiabe, dove da sempre il popolo racconta ed esorcizza tutte le sue paure ed i suoi bisogni.

Queste fiabe le ho lette e rilette non so quante volte, ed anche oggi riprendendo il libro in mano non potuto fare a meno di rileggerne qualcuna, costatando che il passare del tempo non le ha intaccate e per questo mi sento felice come quando ritrovo un luogo amato tale e quale a come lo ricordavo.
Non mi resta che consigliarvelo, a voi ed ai vostri bambini, da parte mia non vedo l’ora che la mia piccina sia pronta per poterglielo leggere e con l’occasione gustarmelo per l’ennesima volta anch’io.

Questo libro, storica edizione degli anni ’70, apparteneva alla riserva culturale di mia zia: fintanto che dividevamo la stessa stanza era un’avventura speciale andare curiosare fra i suoi libri. Inutile dirvi che quella riserva è stata poi da me saccheggiata oltre che delle Fiabe, anche di un’edizione agile e ben commentata della Commedia, delle Novelle di Verga e sicuramente di altre cose che ora non mi ricordo. Be’ un po’ se lo era cercato, visto che è stata proprio lei la responsabile della mia passione per la lettura, spacciandomi tutte le estati diversi (bellissimi) libri da leggere. Se mai leggerà questo post, chissà se ne sarà contenta, ma giuro zia, il libro del Geymonat non te l’ho preso io…!!

Fiabe italiane, raccolte dalla tradizione popolare durante gli ultimi cento anni e trascritte in lingua dai vari dialetti da Italo Calvino, Einaudi, Torino 1956, 2 voll.

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