O dia de Camões (Il giorno di Camões)

Luís_de_Camões_por_François_GérardQuesto post è dedicato a tutti quelli che non ce la fanno.

Non parlo di coloro che ingaggiano eroiche lotte contro il male e che godono di tutta la mia ammirazione, ma di tutti quelli, e mi ci metto anch’io, che stanno molti gradini più sotto e che non compiono nessuna impresa eccezionale.

Parlo di quelle persone che quando si alzano al mattino sono più stanche di quando sono andate a letto, oppure di quelli per cui il fine settimana non è mai week-end, ma un’interminabile lista di cose da fare prima che ricominci la cosiddetta settimana lavorativa, come se il sabato e la domenica non facessero parte del conto.

O ancora, lo dedico a tutte quelle persone che anche oggi andranno incontro ad un tot di porte sbattute in faccia durante la ricerca di un ipotetico lavoro e che faranno buon viso a cattivo gioco tutte le volte che qualcuno si permetterà di dire loro che non sono abbastanza.

Perché? Perché oggi è O dia de Camões festa nazionale del Portogallo in cui si celebra la Nazione e le comunità Portoghesi in giro per il mondo in occasione dell’anniversario della morte di uno dei più importanti poeti lusitani, o forse meglio mondiale, Luís Vaz de Camões (1524/25- 1580).

Cosa c’entra? C’entra perché Camões, poeta immenso degno di stare sullo stesso altare dei grandi europei della sua generazione e non solo, ha avuto una vita per niente facile. Infatti non abbiamo molte notizie su di lui e le poche che abbiamo son quasi tutte disgrazie.

Breve riassunto: frequenta con disinvoltura tanto gli ambienti di corte, quanto i quartieri più bassi di Lisbona ed in virtù delle sue “imprese” subisce diversi esili. In uno di questi viene spedito a Ceuta dove perde un occhio durante un combattimento. Nel 1552 è prima rinchiuso nella prigione del Tronco a Lisbona per aver ferito in una rissa un inserviente del Re, poi spedito in India come espiazione di questo sgarro e di chissà cos’altro.

In India le cose non gli vanno per niente bene, passa un breve periodo a Macau e mentre rientra in India subisce un terribile naufragio nel quale salva miracolosamente il poema I Luisiadi.Viene poi imprigionato a Goa. Nel 1568 grazie all’intervento del capitano Pero Barreto Rolim riesce a trasferirsi in Mozambico dove spera di avere maggiore fortuna, ma, per ragioni a noi sconosciute, litiga con il capitano. Saranno gli amici a pagargli il viaggio per tornare a Lisbona, dove nel 1572 pubblica la già citata I Luisiadi, una delle sue opere più famose ed importanti.

In virtù del suo lavoro in qualità di funzionario nelle Indie, o secondo la tradizione popolare come ringraziamento per la dedica del poema I Luisiadi, ottiene dall’altrettanto leggendario re Dom Sebastião un rendita annuale ragguardevole, tuttavia gli ultimi anni della sua vita vengono ricordati come un ulteriore periodo di miseria e solitudine.

Tutto questo per dire che non occorre avere una vita di allori e di comode torri d’avorio per essere un poeta degno di essere paragonato ad Omero, Virgilio e Dante. Certo, serenità e benessere sono auspicabili per tutti, ma non vorrei che le nostre miserie di tutti giorni diventassero comodi alibi. Camões non ha avuto vita facile, nessuno di noi ha vita facile ma siamo qui ed è nostro dovere giocarcela, senza arrenderci mai,  impegnando tutto il nostro sapere, la nostra sensibilità e le nostre competenze, poiché come ricorda un certo Dante:

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza

(Dante Alighieri, Commedia, Inferno XXVI, vv. 118-120)

Buon Dia de Camões.

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