La congiura de’ Pazzi

Leonardo da Vinci, Impiccagione di Bernardo di Bandino Baroncelli

Leonardo da Vinci, Impiccagione di Bernardo di Bandino Baroncelli

La congiura de’ Pazzi è uno fra gli episodi più noti della storia della Repubblica Fiorentina. Lo scrittore umanista Angelo (Agnolo, ad onor di fiorentinità!) Poliziano ci ha consegnato una cronaca rimasta celebre in quanto egli stesso fu testimone oculare degli eventi, nonché parte attiva nel proteggere Lorenzo de’ Medici durante l’attacco dei congiurati.

Il testo è molto breve, ma estremamente avvincente e quasi dispiace nell’arrivare in fondo ed accorgersi che il racconto è finito.

Il racconto ha un’impronta teatrale (non per nulla i fatti ispirarono anche l’Alfieri) e dapprima assistiamo ad una presentazione di tutti gli attori, dai congiurati ai Medici, senza dimenticare il “popolo” fiorentino che avrà parte attiva nella storia.

Subito dopo questa prima parte il Poliziano descrive la congiura vera e propria: dal tentativo fallito di uccidere i signori di Firenze presso Villa Medici a Fiesole sabato 25 aprile 1478, all’assalto vero e proprio messo in atto all’interno della cattedrale fiorentina il giorno successivo.

L’autore non tralascia niente: la morte di Giuliano, come Lorenzo riuscì a salvarsi e come fu protetto dai suoi all’interno della sacrestia, ma non chiediamo al Poliziano di più di quello che può darci. Ovvero egli era strettamente legato alla famiglia Medici, non esita di fronte al pericolo e protegge in prima persona il Magnifico, da ciò appare evidente che il suo punto di vista sia un tantino monolitico: i buoni tutti con i Medici, i cattivi tutti con i Pazzi. Di certo le cose non furono così e senza dubbio gli interessi in gioco erano altissimi: Medici e Pazzi erano potenti banchieri che si disputavano l’amministrazione delle finanze pontificie, tanto per fare un esempio.

Ma non è questo che ci interessa, il punto più interessante del testo del Poliziano è il racconto di quello che avvenne dopo la congiura: la reazione del popolo fu rapida e a favore della famiglia Medici. Pertanto i congiurati, non solo si ritrovarono con un lavoro fatto a metà (solo Giuliano morì), ma non trovarono nemmeno lo sperato appoggio nel popolo fiorentino che evidentemente non aveva grossi motivi per essere scontento dei Medici, oppure non aveva particolari motivi per preferire i Pazzi, il che è lo stesso.

Detto questo, si apre lo scenario della rappresaglia degno del miglior Tarantino: i congiurati (ma anche alcuni dei famigliari) vengono tutti presi e uccisi, impiccati, trucidati, lasciati nelle mani di un popolo letteralmente imbizzarrito che addirittura si accanisce sulla sepoltura di Iacopo de’ Pazzi, disseppellendolo un paio di volte. Tutto questo avviene sotto lo sguardo del Magnifico che non plaude ma nemmeno frena il popolo che gridava “Palle, palle”. Semplicemente, da vero principe machiavelliano, lascia che il popolo si sporchi le mani al posto suo, conscio del fatto che “non era agevol cosa tenere in freno il popolo infuriato”.

Angelo Poliziano, Della congiura de’ Pazzi dell’anno 1478. Comentario di Angelo Poliziano voltato dal latino in toscano da Alessandro De Mandato, Stamperia del Vaglio, Napoli 1849. Il testo è disponibile in rete all’interno del Progetto Liber Liber (www.liberliber.it) al seguente link  http://www.liberliber.it/libri/p/poliziano/index.php

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