Elogio dell’ozio

ozioNel 1877 usciva An Apology for Idlers, poche appassionate righe firmate Robert Louis Stevenson, a difesa di uno stile di vita a misura d’uomo diremmo noi oggi, da fannulloni dicevano all’epoca i contemporanei di Stevenson. In italiano è conosciuto come Elogio dell’ozio ed è stato pubblicato in varie edizioni, fra cui una del 1994 delle mitiche Edizioni MILLELIRE, da cui traggo le citazioni.

Il testo, estremamente breve, ha più di un secolo sulle spalle ma pare appena sfornato e per di più, nei suoi esempi, sembra che evochi le peggiori persone che ci stanno intorno.

Oggi come ieri voler far un passo non avanti, né indietro, ma semplicemente di lato rispetto alla massa che corre, è visto con sospetto. Non si tratta di volersi distinguere ma di rivendicare il proprio diritto di camminare col proprio passo a fianco degli altri, perché senza gli altri non siamo nessuno.

l’attività frenetica, a scuola o in università, in chiesa o al mercato, è sintomo di scarsa voglia di vivere… c’è in giro molta gente mediocre, semi-viva, che a malapena è consapevole di vivere, se non nell’esercizio di qualche occupazione convenzionale. Portate queste persone in campagna o a bordi di una nave, vedrete come rimpiangeranno la loro scrivania o il loro studio. Non hanno curiosità.” (pp. 17-18)

Gente mediocre, semi-viva che non ha curiosità. Ebbene, prima che il vortice ci inghiotta, facciamo quel benedetto passo di lato e magari sediamoci un attimo sul bordo della strada, tanto il mondo gira comunque. Tante sono le cose importanti della nostra vita, molti i doveri a cui siamo chiamati, ma “non c’è dovere che sottovalutiamo di più del dovere di essere felici” (p. 22). Ma la felicità non è il sorriso beota di chi non conosce la fatica, e nemmeno quello di cartapesta di chi vive pensando che sia giusto approfittarsi degli altri e che non s’impegna in nulla.

La felicità secondo Stevenson è figlia dell’ozio, inteso come ozio mentale: non tanto lo starsene spaparanzati ad aspettare che il mondo provveda per noi, quanto una disponibilità mentale, una predisposizione ad andare incontro agli altri col sorriso sulle labbra, senza aspettarsi per forza zuccherini in cambio.

Incontrare in mezzo a tutte le tempeste quotidiane persone sorridenti e gentili ha un valore incommensurabile infatti: “è meglio trovare un uomo o una donna felice piuttosto che una banconota da cinque sterline” (p. 22-23). Così, sebbene la vita non ci sorrida proprio tutti i giorni, dovremmo tenere a mente che “non è soltanto…  l’individuo a soffrire delle sue abitudini frenetiche; ne soffrono anche moglie, figli, amici e parenti, fino alla gente che gli siede accanto in treno”. (p. 19)

Ecco: quando incontriamo il rompiscatole di turno “che semina fretta e raccoglie indigestione” (p. 23), l’eterno addetto al mugugno che “avvelena la vita alla sorgente” (p. 24) proviamo a rispondere con un sorriso: non cambierà molto ma almeno non ci perderemo nel loro girone infernale e il nostro sorriso seminerà “anonimi benefizi sul mondo” (p. 22).

Attualmente sono disponibili on-line i testi editi da Edizioni MILLELIRE non più in catalogo (http://www.pedro.it/webs/millelireonline.it/)  fra cui l’opera di Stevenson citata (http://www.pedro.it/webs/millelireonline.it/SchedeMOL/3_stevenson/3_stevenson.htm)

Informazioni su Aspettando il caffè (Stefania)

libri & sconfinamenti

  1. Ripropongo questo post, che fu il primo, per “festeggiare” il primo anno del blog! 🙂
    Grazie a tutti per l’affetto con cui mi seguite!

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  2. Auguri carissimi per il compliblog! Grazie per aver riproposto il tuo primo articolo, che non avevo ancora avuto l’occasione di leggere. Sono andata a scaricarmi il pdf del libro di Stevenson. 😉

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